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Bacia la figlia morente, Alice miracolosamente torna a respirare

L’ultimo bacio, quello dell’addio, da dare a un figlio è qualcosa di inimmaginabile...

Bacia la figlia morente, Alice miracolosamente torna a respirare

LONDRA - Jennifer Lawson stava dando l’ultimo bacio alla sua piccola, ormai libera dal ventilatore che l’aveva mantenuta in vita nelle ultime settimane, la teneva fra le braccia quando i dottori sono entrati nella stanza annunciando: "La bambina respira!" Alice era stata colpita dalla meningite un mese prima e da quel momento il tracollo fisico era stato inarrestabile: prima l’insufficienza renale, poi il coma. La bimba di 14 mesi era finita in dialisi e respirava mediante ventilatore. La morte di un figlio è un evento terribile, inimmaginabile, e Jennifer Lawson, completamente affranta, voleva che da quella loro catastrofe ci fosse almeno qualcosa di buono: aveva quindi deciso di donare gli organi della bambina. L’equipe che si occupa dei trapianti era pronta, i medici lasciarono da soli padre, madre e la figlia tanto amata nella stanza dell’ospedale per l’ultimo saluto. Il collegamento al ventilatore era già stato interrotto. La madre la teneva fra le braccia, la testolina su una mano e un bacio sulla fronte, il più tenero, il più materno. "Come potrò mai continuare a vivere senza di te." Tutto l’amore in quel bacio sulla fronte. "Ho solo cercato di dirle quanto l'abbiamo amata, ho sperato che potesse ascoltare e comprendere. Ho parlato con lei come se niente fosse, ma mi sentivo in delirio. È stato così irreale. Ho sentito il suo calore, ho visto le guance rosa. Una bambina appena addormentata… Il passato e il futuro fusi in quel momento. Le ho detto quanto ero orgogliosa di lei, che aveva combattuto per tanto tempo e che ora poteva riposare." Queste sono le parole di Jennifer Lawson che racconta a Daily Mail quel difficilissimo 24 marzo del 2010. "Ero in uno stato di intontimento. Mi avevano detto che sarebbe morta quella mattina, che non avrebbe mai respirato da sola. Così ho provato a dirmi che era già andata, che c’era solo il suo piccolo corpo lì disteso. Ma non funziona. Ti aggrappi alla speranza fino alla fine… I medici erano arrivati per i suoi organi. Improvvisamente avevano staccato tutto e hanno abbassato le luci. Le avevano dato la morfina e poi ci hanno lasciati soli, io, Alice, e suo padre Phil. Così ho baciato la mia bambina. Era calda, non potevo pensare che stava per morire."
Jennifer e Phil Lloyd, 31 anni lei e 36 lui, continuano nel racconto. "Ma poi un'infermiera entrò e disse la cosa più strana. Ha detto che il team di donazione di organi stavano andando via. È entrato il medico e ci ha detto che Alice respirava senza ventilazione. Erano stati a guardare i monitor in una stanza separata." dice Phil. "Alice era di nuovo con noi. Non sapevo ancora se era definitivamente fuori pericolo ma il sollievo è stato indescrivibile. Ci siamo sentiti testimoni di un miracolo." aggiunge Jennifer. "Alice era una bambina sana e felice, aveva appena iniziato a compiere i suoi primi passi - fa un passo indietro col ricordo la madre  - Un giorno si ammalò, telefonai al suo medico, diagnosticò una infezione virale e ci mandò a casa. Ma poi notai segni viola sullo stomaco di Alice. E chiamai l'ambulanza."

Ricoverata in ospedale a Scunthorpe, scoprono che la bambina è affetta da meningite e setticemia e la trasferiscono subito in terapia intensiva. Il giorno seguente viene nuovamente trasferita in un altro ospedale. "Le mettevo il balsamo sulle labbra irritate e secche e le tenevo la mano. Phil cantava le canzoni familiari che le piacevano, recitava scene con il suo orsacchiotto e abbiamo fissato dei palloncini al suo letto."

La bimba fu trasferita al Centro Medico della Regina a Nottingham. I medici parlarono di trapianto di rene ma le condizioni però peggiorarono: Alice ebbe un ictus. Phil pensò che la bambina non si sarebbe più ripresa e cominciò a prepararsi al peggio. Il cuore di Alice si fermò, poi riprese a battere. Ma non c’era più niente da fare, questo dissero i medici. "I nostri genitori sono venuti a dirle Addio - ricorda Phil: - Mio padre disse: “Lei non sta ancora andando via”, ma io ricordo di aver pensato che era arrivato il momento." E hanno dovuto dare la funesta notizia alla loro primogenita, Taylor che in quel periodo fu mandata a vivere dalla zia. "Abbiamo detto che la sua Alice forse andava da Gesù."
"Avevamo preso le impronte delle mani e dei piedi come ricordo - racconta Jennifer - Ho fissato dei palloncini al suo letto poi l’ho baciata. Quando l’ho fatto il mondo si è fermato per un attimo. E poi, naturalmente, il miracolo è accaduto."
Sono trascorsi due anni dalla meningite e dal coma, Alice ha 3 anni e mezzo e frequenta una scuola speciale dove è supportata per l’apprendimento delle parole e dei movimenti. E poco tempo fa Alice è riuscita a dire: "Mamma" dando una gioia immensa ai suoi genitori. È alimentata con liquidi attraverso un tubo, la bimba non riesce a deglutire, ma la funzione renale è migliorata. Ha una gamba più corta dell’altra e in futuro dovrà essere operata. Alice sta imparando a contare e disegna. "Quando guardiamo nella sua stanza di notte e vediamo il suo sonno tranquillo ci fermiamo per un minuto e pensiamo a quanto siamo fortunati - dice la donne e sorride - Lei è davvero il nostro piccolo miracolo."

 

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