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Amelia naufraga? Su un'isola il beauty kit della mitica aviatrice

Morta nell’impatto del suo aeroplano con le acque del Pacifico? Forse no. Il ritrovamento di un kit di cosmetici forse appartenuto ad Amelia Earhart su un’isola deserta rimette in discussione le sorti della pioniera del volo: sarebbe sopravvissuta e avrebbe lottato per non morire.

Amelia naufraga? Su un'isola il beauty kit della mitica aviatrice

Una straordinaria scoperta potrebbe aver aggiunto un tassello fondamentale al mistero che per 75 anni ha appassionato storici e ammiratori di tutto il mondo: la scomparsa nell’Oceano Pacifico, il 2 luglio 1937, di Amelia Earhart, la pioneristica aviatrice decisa a compiere l’impresa del giro del mondo in aeroplano. Data finora per morta nell’incidente insieme al co-pilota (il velivolo si perse misteriosamente senza lasciare alcuna traccia, dopo il silenzio radio), Amelia sarebbe sopravvissuta al disastro e avrebbe, non si sa bene come, raggiunto l’allora Gardner Island, oggi Isola di Nikumaroro. Naufraga, avrebbe combattuto strenuamente per rimanere in vita, per settimane, forse per mesi, fino all’ultimo respiro. Fantascienza? Stando agli eccezionali ritrovamenti, no. Un kit di prodotti cosmetici in voga fra le donne americane negli anni ’30 è stato rinvenuto sull’isola situata fra Australia e Hawaii: un unguento per la pelle, uno per le mani, due bottigliette verdi contenenti resti di lozione e colorete che, insieme alla crema per coprire le lentiggini ritrovata a maggio, avrebbero composto il beauty case da viaggio della leggendaria avventuriera. Se la proprietaria di questi oggetti fosse davvero Amelia Earhart, allora saremmo davanti ad un passo avanti enorme sulla strada che porta alla risoluzione del giallo. Una delle bottigliette, in particolare, presenta tracce di bruciatura: segno che qualcuno, presumibilmente una donna data la natura dei reperti, su quell’atollo accese un fuoco. Thomas King, l’archeologo a capo della spedizione in loco incaricata di mettere insieme i pezzi del puzzle, avanza un’ipotesi affascinante: quella bottiglia sarebbe stata utilizzata da Amelia per bollire dell’acqua, nel tentativo di procurarsi qualcosa da bere. Ma c’è di più: cinque frammenti di vetro provenienti da uno specchietto che non solo risale agli anni ’30, ma somiglia anche sorprendentemente a quello che, secondo gli storici, l’aviatrice aveva sfoggiato in Australia davanti ai fotografi per incipriarsi il naso in un momento di relax. Quanto alla crema per lentiggini, “è ben documentato”, ha dichiarato a Discover News Joe Cerniglia, di Historic Aircraft Recovery, “che Amelia non andasse affatto pazza per il suo viso punteggiato da efelidi e cercasse in tutti i modi di nasconderle”. Gli oggetti rivelano dunque la presenza di almeno un naufrago sull’isola deserta. D’altra parte, documenti degli anni ’40 raccontano del ritrovamento dei resti di uno scheletro vicino a quello che appariva come il campo di fortuna di un paio di naufraghi, insieme a una scarpa da uomo, una scarpa da donna e a diverse ossa animali. Sfortunatamente, tutto è andato perduto nel corso dei decenni. Ora il ritrovamento dei nuovi oggetti rinfocola l’ipotesi che Lady Lindy, così i giornali dell’epoca soprannominarono la regina del volo, e forse anche il suo co-pilota Fred Noonan possano essere arrivati vivi su quell’atollo. Ancora lontana la parola fine del mistero, certo, ma King e i suoi si sfregano le mani: la leggenda di Amelia Earhart si arricchisce di un capitolo, “Naufragio”, che potrebbe essere realtà.

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